Avverarsi in uno sguardo

Una sera ho incontrato un ragazzo in un bar, ovunque intorno a me era notte tranne che nei suoi occhi. Mi sono lasciata afferrare da quello sguardo, ero un sogno impazzito alla scoperta del giorno, e non lo sapevo che la luce ha il potere di trasformare i sogni in realtà perchè è questo che succede ogni volta che lui mi guarda: ogni volta che lui mi guarda io mi avvero.

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L’invidia è donna

L’invidia è donna

Fin dall’antichità il mondo femminile è afflitto da un sentimento che sembra impossibile estirpare: l’I-N-V-I-D-I-A. Scommetto che le donne romane litigavano per decidere chi avesse sposato il centurione più bello e che, nelle corti del re di Francia Luigi XVI, serpeggiasse tra il gentil sesso l’insana voglia di strappare i capelli delle altre per far brillare tra tutte solo la propria acconciatura. Questo mi porta a pensare che Lady Oscar non si vestisse da uomo perché suo “padre voleva un maschietto” ma per sfuggire al problema.
Quando Pandora aprii quel maledetto vaso, i mali dell’umanità sgusciarono fuori e lei, da ingenua qual era, afferrò l’invidia e la conservò per tramandarla alle sue figlie, condannando per sempre il genere femminile. In realtà da quando si è affermata la parità dei sessi, l’invidia sembra aver contagiato anche gli uomini che qualche volta sono gelosi del cervello delle donne, cosa assurda, visto che apparteniamo a due mondi diversi, belli proprio perché complementari. Se questa piccola categoria maschile ci tiene proprio ad avere il nostro modo di pensare e gestire le situazioni non ho nulla in contrario, purché si prenda tutto il pacchetto che comprende ciclo mestruale, dolori del parto, tacchi alti, ore passate a truccarsi per riuscire a non sembrare mummie e tutta una lista di cose che non starò qui ad elencare perché questa è un’altra storia.
Nel 1800 un pittore francese di nome Jean-Louis André Théodore Géricault dipinse la “ Monomania dell’invidia”. Il suo intento era quello di personificare l’invidia e, casualmente, non solo la rese donna ma scelse di rappresentarla anziana, piena di rughe e con uno sguardo arcigno. Forse voleva dirci che l’invidia ci rende brutte e ci fa invecchiare, magari non esteticamente, ma sicuramente spiritualmente? Sono perfettamente d’accordo, ti corrode dall’interno, scava nelle viscere e ti trasforma in una persona orribile. Per non parlare poi del titolo dell’opera, il termine “Monomania” si riferisce ad una sorta di deformazione mentale per cui un’idea assorbe tutte le altre facoltà intellettive. In poche parole se siamo invidiose di un’altra donna diventiamo talmente ossessive da risultare malate.
L’invidia si manifesta come una sorta di guerra fredda e l’arma che in assoluto noi donne preferiamo è il pettegolezzo. Per distruggere il nemico saremmo in grado di dire qualsiasi cosa e le chiacchiere si propagano alla velocità della luce, generando quella che io chiamo la “catena umana”, al termine della quale le informazioni arrivano completamente distorte. Ermenegilda chiama la sua “amica” Brumilda per dirle che ha superato un concorso difficilissimo, Brumilda chiude la cornetta e, pervasa dall’invidia, chiama un’altra amica e le dice che Ermenegilda ha superato il concorso perché è raccomandata. Quest’amica chiama un’altra amica ancora e tutto procede fin quando l’ultima donna che compone la “catena umana” riceve le seguenti informazioni: Ermenegilda è raccomandata, brutta, stupida, non sa vestirsi, è stata arrestata due volte, era un uomo, si mette le dita nel naso e puzza.
Tutto questo per dire che ci rendiamo ridicole quando siamo invidiose e combiniamo un sacco di pasticci, rischiamo di fare la stessa fine delle sorellastre di Cenerentola. Concludo, facendo un appello alle donne di tutto il mondo: siamo creature meravigliose, belle proprio perché tutte diverse, invece di dichiararci guerra perché non proviamo a unire le forze? Le qualità di ciascuna di noi dovrebbero essere un pretesto per migliorare e non per diventare meschine. Io sono stanca di sentirmi dire che “l’invidia è donna” e voi?

La donna ideale non è quella reale

Certe volte penso che sarei dovuta nascere nell’età della pietra, probabilmente avrei avuto qualche difficoltà nell’adattarmi all’assenza di acqua potabile, di elettricità e del pigiama invernale, ma sarei vissuta felice senza dovermi preoccupare di curare eccessivamente il mio aspetto esteriore. Avete presente le veneri paleolitiche? Agli uomini dell’epoca piacevano le donne formose e il sabato, invece di passare il pomeriggio a depilarmi o a fare esercizi per tirare su il sedere, probabilmente sarei andata a raccogliere bacche con il mio uomo.
Come siamo arrivate a questo punto? Certo, le cose iniziavano a cambiare già nel 1400, la venere con Botticelli si era dimezzata, restavano ancora un po’ di fianchi e di pancia; ora non ci sono nemmeno quelli, alla maggior parte degli uomini piacciono le ossa e le venerano tipo reliquie dei Santi. Direi che le veneri dell’età contemporanea sono quelle dei calendari. L’immagine della donna ideale è cambiata drasticamente nel tempo ma su una cosa gli uomini paleolitici, rinascimentali e moderni hanno sempre concordato: la donna doveva essere rappresentata nuda. In passato questo non sarebbe stato un grande problema per noi, dovendoci confrontare con dei modelli umani e realistici, ma adesso come facciamo?
Passiamo intere giornate a cercare di cancellare le borse sotto gli occhi, a mangiare insalate scondite, a cospargerci il corpo di creme anti-rughe e quando pensiamo di aver raggiunto la forma perfetta, accendiamo la televisione e stanno trasmettendo “Donnavventura”, un programma in cui queste ragazze, imponenti e bellissime, si alzano già truccate, senza le borse sotto gli occhi, con un’energia che fa invidia a Wonder Woman e sorridono continuamente. Queste ragazze girano il mondo e chiudono ogni servizio, dicendo che devono lavorare, con facce dispiaciute e sofferenti e, noi donne comuni dall’altra parte dello schermo, le ascoltiamo inermi e stupite, magari dopo aver passato l’intera giornata a studiare o a fare servizi, dopo aver lavorato talmente tanto da assomigliare vagamente al gobbo di Notre Dame e da non riuscire nemmeno a riconoscere noi stesse di fronte allo specchio.
Potremmo anche fregarcene del confronto, se non ci fosse il solito bradipo che, seduto al divano, di fronte alla televisione, fa apprezzamenti su queste statue marmoree che scorrono praticamente su ogni canale. Quando c’è qualche modello di sesso maschile a fare la pubblicità di un profumo, tiriamo un sospiro di sollievo, non tanto per il soggetto quanto perché almeno vediamo qualcosa di diverso.
Allora uomini decidetevi, sappiate che le donne reali non potranno mai essere come quelle delle pubblicità perché non hanno il tempo per diventare sexy e la colpa è solo vostra. In inverno potrei anche rinunciare a mettermi la maglia del pigiama nei pantaloni e i pantaloni nei calzettoni antiscivolo per girare in intimo ma poi non rompete per le bollette a fine mese perché il riscaldamento deve stare acceso 24 ore su 24. E se proprio ci tenete ad avere una donna con un fisico perfetto, lasciateci andare in palestra e occupatevi dei bambini. Tornate dal lavoro, fate un po’ di pulizia a casa, preparate la cena e noi nel frattempo cerchiamo di trasformare il nido di rondini che abbiamo in testa in una chioma lucente come quella della pubblicità dello shampoo, facciamo un pisolino per risvegliarci con una pelle perfetta e spendiamo tutto il vostro stipendio per comprare l’ultimo abito che ha indossato Belen, così da non sentirci dire che non siamo attraenti. Se i patti sono questi posso anche sopportare il dolore della ceretta, ma voi riuscireste a sopportare tutto il resto?

La tempesta mi ha trascinata sulla riva del tuo cuore che a me pare un’isola deserta abitata dalla solitudine. Chiederò a questo mare di emozioni che io chiamo casa di travolgerti così diverrai la mia Atlantide e io sarò la tua sirena. Insieme saremo meraviglia, esploratori e pirati ci cercheranno in tutto il mondo ma mai nessuno ci troverà perché noi vivremo sommersi dall’amore.

Portami con te

Non permettere che io scivoli via dalle tue mani, lasciami passeggiare tra le linee del tuo tempo, saprò guidarti in ogni ruga che solcherà la tua pelle e se il male proverà ad abbatterti colorerò le tue impronte per ricordarti che sei unico e speciale. Farò scoccare un bacio per ogni applauso mancato e, sapendomi indifesa, non ti servirai di un pugno per colpire la vita ma aprirai la tua mano per accarezzarla. Custodiscimi tra le tue mani, elimina gli spazi e le distanze, inventa una culla per i miei giorni, non lasciarmi cadere e non stringere la presa per schiacciarmi quando non mi capirai, se saprai portarmi con dolce equilibrio sul palmo della tua mano tornerò sempre da te.

Stella gemella

T’amo come i poeti amano le stelle,
da lontano,
avvolta dall’ombra della notte
con gli occhi traboccanti d’incanto.
T’amo quando ti riveli nei cieli limpidi
e se sei nascosta dalle nuvole del tempo.
Mia dolce stella t’amo talmente tanto che mi basta guardare
ma lasciami sperare
che un giorno tra le mie braccia tu possa cadere
perchè quel giorno ti bacerò con tutto questo amore
e resterai
l’avrai deciso tu.

Indossare la poesia

Cucirò per te un cappotto di parole
e ti vestirò di poesia.
Quando l’agghiacciante silenzio del mondo
cercherà di sfinirti,
indosserai la mia anima
e non avrai freddo, mai.

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